Il recente inasprimento del conflitto USA-Iran sta mettendo alla prova i nervi dei mercati. Questo shock geopolitico potrebbe indebolire l’espansione economica globale in corso e spaventare gli investitori. Tuttavia, in un mare in tempesta, conoscere la rotta è fondamentale e vuol dire: avere un’idea il più chiara possibile delle conseguenze del cambiamento di scenario economico e capire come dovrebbe comportarsi un investitore accorto.
Le conseguenze della crisi sull’economia.
L’onda d’urto di questo conflitto si potrebbe trasmette all’economia reale attraverso tre canali:
- il balzo dei prezzi dell’energia;
- l’irrigidimento delle condizioni finanziarie;
- il calo della fiducia di imprese e famiglie.
Il balzo dei prezzi dell’energia. L’epicentro economico della crisi è lo Stretto di Hormuz, una strozzatura geografica da cui transita circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto a livello mondiale. Un blocco prolungato in quest’area potrebbe mantenere le quotazioni del greggio stabilmente sopra i 100 dollari al barile, generando uno shock dell’offerta. Tutto questo potrebbe tradursi in un rapido ritorno di fiamma dell’inflazione nella prima metà del 2026.

L’irrigidimento delle condizioni finanziarie. Di fronte a questo scenario, le banche centrali potrebbero accantonare qualunque prospettiva di ribasso dei tassi (anche se è ritenuto prematuro ipotizzare nuovi rialzi), mentre ottenere credito potrebbe diventare più difficile e oneroso per stati e imprese poiché spesso gli investitori esigono un premio maggiore per assumersi dei rischi a causa dell’incertezza.
Il calo della fiducia di imprese e famiglie. In uno scenario di incertezza crescente e di prezzi in aumento, le imprese potrebbero frenare gli investimenti ed i consumatori moderare le proprie intenzioni di acquisto; tutto ciò potrebbe impattare negativamente sulla crescita economica.
L’impatto della crisi sui mercati finanziari
Il conflitto potrebbe avere un impatto rilevante sia sui mercati azionari che su quelli obbligazionari e sulle materie prime.
Le prospettive dei mercati azionari. Le azioni potrebbero vedere le quotazioni calare a causa del peggioramento dello scenario economico e del fatto che i prezzi sono cresciuti molto negli ultimi anni. L’Europa potrebbe risultare più penalizzata rispetto agli Stati Uniti a causa della maggiore dipendenza energetica dal Medio Oriente, della minore spinta fiscale e della più contenuta dinamicità della sua economia.
Le prospettive dei mercati obbligazionari. L’incremento delle prospettive di inflazione potrebbero spingere al rialzo i tassi di interesse. In questo scenario, soprattutto i titoli a più lungo termine potrebbero essere penalizzati. Inoltre, un contesto economico in peggioramento potrebbe colpire le quotazioni dei titoli di aziende meno solide, ovvero con un più basso merito creditizio.
Le prospettive delle materie prime e dell’oro. Se la crisi dovesse perdurare a lungo, i prezzi delle materie prime energetiche potrebbero crescere ulteriormente (il petrolio Brent è salito di quasi il 50% vicino ai 90 $/barile ed il gas naturale liquefatto (LNG) è balzato del 70% oltre i 50 €/MWh). Le quotazioni dell’oro, considerato un bene rifugio, potrebbero continuare ad essere sostenute dall’incertezza.
Le regole d’oro della pianificazione finanziaria in tempi di incertezza
In un contesto di tale volatilità, come dovrebbe comportarsi un investitore? Due indicazioni tattiche dovrebbero essere seguite nell’attuale scenario:
- Adottare un posizionamento più prudente riducendo l’eventuale eccesso di esposizione azionaria rispetto all’asset allocation di lungo periodo;
- Prediligere obbligazioni di durata più contenuta e con merito creditizio più elevato, contenendo la componente di obbligazioni ad alto rendimento e rischio.
Ma al di là di queste due regole legate al contesto attuale, ne esistono altre due più strategiche che dovrebbero essere costantemente seguite dagli investitori:
- Mantenere sempre un’ampia diversificazione per tipologia di strumenti finanziari, per area geografica e per settore al fine di attenuare le oscillazioni di mercato.
- Essere coerenti con l’orizzonte temporale per gli investimenti di lungo periodo, evitando di vendere emotivamente in perdita e ricordando che è indispensabile detenere una quota del proprio patrimonio in attività a basso rischio per far fronte a spese impreviste o di breve termine.
Il finale che non ti aspetti
Chi ha effettuato una corretta pianificazione finanziaria e scelto investimenti coerenti con i propri obiettivi non deve nutrire particolari timori da questa crisi. Con la paura che domina i notiziari, l’istinto primordiale suggerirebbe di vendere tutto e scappare dal mercato. Ed è qui che arriva la vera sorpresa. L’analisi storica dei conflitti in Medio Oriente rivela una verità controintuitiva: i mercati finanziari tendono a scontare il rischio geopolitico in netto anticipo. Spesso, il momento di massimo pessimismo è esattamente quello in cui i mercati smettono di cadere e iniziano a guardare oltre la tempesta. Forse questo momento è ancora lontano, ma occorre ricordare la lezione se il contesto dovesse peggiorare.

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