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Depositare i propri beni più preziosi, dai gioielli di famiglia ai documenti riservati, nel caveau di una banca trasmette una rassicurante sensazione di inviolabilità. Tuttavia, la spettacolare rapina avvenuta a Napoli nei giorni scorsi ha riportato al centro dell’attenzione un tema spesso sottovalutato: quanto sono davvero sicure le cassette di sicurezza?  E, soprattutto, chi risponde quando vengono svaligiate?

 

 

Il Contratto e la Responsabilità della Banca

Affittare una cassetta di sicurezza significa stipulare un contratto con cui la banca mette a disposizione un piccolo spazio blindato, garantendo la totale segretezza sul suo contenuto. Le cassette possono avere dimensioni e livelli di blindatura differenti. Dal punto di vista giuridico, le regole del gioco sono dettate dall’articolo 1839 del Codice civile. La norma stabilisce un principio ferreo: la banca risponde verso l’utente per l’idoneità e la custodia dei locali, nonché per l’integrità della cassetta, salvo il caso fortuito. Questo significa che la banca ha un obbligo di risultato: deve garantire che la cassetta non venga violata. Se la cassetta viene aperta dai ladri, la banca è presunta responsabile. A meno che non dimostri il caso fortuito.

 

 

Il furto o la rapina sono “caso fortuito”?

Per liberarsi dalla responsabilità, la banca deve dimostrare che il furto è avvenuto per un evento assolutamente imprevedibile e inevitabile: il “caso fortuito“. La Corte di Cassazione ha chiarito che una rapina, anche se ben organizzata, non costituisce “caso fortuito”, poiché i furti sono esattamente il rischio che una banca deve prevenire. Pertanto, a meno che non si tratti di un evento del tutto eccezionale (come un attacco paramilitare con armi da guerra o un disastro naturale estremo che distrugge la banca o lo scoppio di una rivolta), la banca è considerata responsabile per non aver adottato misure di sicurezza adeguate.

 

 

Le clausole di limitazione del valore: fino a quale importo si viene risarciti?

Spesso, quando si firma il contratto per la cassetta di sicurezza, la banca inserisce una clausola che limita il valore dei beni che possono essere inseriti. Ad esempio: “È vietato inserire beni di valore superiore a 20.000 euro“. Le banche usano questa clausola per tentare di limitare il risarcimento a quella cifra. Tuttavia, l’articolo 1229 del Codice civile stabilisce che è nullo qualsiasi patto che escluda o limiti la responsabilità del debitore per dolo o colpa grave. La Cassazione ha chiarito che se i ladri riescono a svaligiare il caveau, c’è una forte presunzione di colpa grave da parte della banca (es. sistemi di allarme obsoleti, telecamere non funzionanti, guardie assenti, pareti non sufficientemente blindate). Se viene accertata la colpa grave, il limite di valore imposto dal contratto viene annullato e la banca deve risarcire l’intero danno, in caso contrario prevale la limitazione di responsabilità stabilità nel contratto.

 

 

L’onere della prova: la vera difficoltà.

Se la legge accolla alla banca l’onere di dimostrare la propria “innocenza”, al cliente spetta un compito altrettanto arduo: dimostrare l’entità del danno. Poiché il deposito avviene in totale segretezza, non esiste un inventario ufficiale. Se il cliente non riesce a dimostrare al giudice cosa fosse custodito all’interno della cassetta al momento del furto ed il suo valore, la richiesta di risarcimento verrà respinta, indipendentemente dalla colpa della banca. Per ovviare a questo problema, i tribunali ammettono le cosiddette presunzioni semplici. Per provare il contenuto, i giudici ammettono prove come:

– fotografie degli oggetti (gioielli, lingotti, contanti);

– ricevute di acquisto, fatture o perizie assicurative;

– dichiarazioni doganali o denunce di successione;

– testimonianze di persone informate sui fatti (anche se valutate con prudenza dal giudice);

– presunzioni (es. un cliente che ha appena prelevato una grossa somma di denaro dalla stessa banca e si è recato subito dopo nel caveau).

 

 

Buone pratiche: i consigli per i clienti.

Per non farsi trovare impreparati in caso di furto, è fondamentale precostituire la prova di ciò che si intende depositare. Ecco 5 regole, più una,  che potrebbe essere opportuno seguire:

  1. conservare le prove d’acquisto dei beni depositati: fatture, scontrini e certificati di garanzia (con numeri di serie) sono la prova documentale più forte;
  2. affidarsi a perizie qualificate per beni ereditati o privi di ricevute (come quadri, gioielli antichi o orologi di pregio), rivolgendosi ad un perito iscritto all’albo prima del deposito.
  3. utilizzare la tecnologia per la “data certa”: scattate fotografie o brevi video degli oggetti prima di riporli nel caveau, utilizzando app che applicano una marca temporale, in modo da certificare legalmente la data in cui era in possesso dei beni; oppure utilizzare “stratagemmi” quale l’invio a mezzo posta certificata della documentazione per attestare una data certa.
  4. tracciare i contanti: se viene depositato denaro, effettuate un prelievo tracciabile sul vostro conto corrente e accedete al caveau immediatamente dopo conservando la contabile dell’operazione per dimostrare il nesso logico e temporale;
  5. valutare l’inventario notarile: per patrimoni di altissimo valore, far redigere un inventario a un notaio prima della chiusura della cassetta offre una copertura legale assoluta, ma ne fa venire meno la totale segretezza del contenuto;

A queste regole se ne aggiunge una che, per quanto appia superfluo ricordare, è spesso disattesa: NON conservare le “prove” nella cassetta. Infatti, l’errore più tragico è custodire fatture, chiavette USB con le foto o perizie all’interno della cassetta stessa, anziché in un diverso luogo sicuro. Una tale pratica rende assai complesso dimostrare contenuto e valore di quanto custodito nella cassetta.

 

 

Conclusioni

Come mostrano i recenti fatti di cronaca, depositare i propri beni di valore in una cassetta di sicurezza non protegge del tutto dai rischi, sebbene si tratti di eventi molto più rari di quelli che potrebbero avvenire nella propria abitazione. Nel caso di furti o rapine l’onere di provare l’assenza di colpa ricade interamente sulla banca, ma è il cliente che deve provarne il contenuto ed il valore dei beni depositati se vuole farsi risarcire il danno subito. Depositare i propri beni in banca rimane una scelta saggia e sicura, ma un approccio consapevole e prudente fa la differenza tra un danno irreparabile e un legittimo risarcimento.