L’oro è stato uno dei protagonisti finanziari del 2025, registrando un rally eccezionale con un balzo di circa il 50% in dollari da inizio anno. A ottobre le quotazioni del prezioso metallo hanno superato per la prima volta nella storia 4000 $ l’oncia. Quali le ragioni di questo rally? Vi sono fondati motivi per ritenere che possa continuare?
L’andamento delle quotazioni dell’oro
Le quotazioni dell’oro sono molto salite negli ultimi 50 anni, se pure con forti oscillazioni e cicli di rialzi e ribassi molto lunghi. Da quando il prezzo dell’oro è stato pienamente liberalizzato con l’abbandono nel 1971 del sistema di Bretton Woods (il c.d. gold standard), la sua ascesa è stata progressiva, ma altalenante e suddivisa in fasi distinte. Il grafico sotto mostra l’andamento del prezzo dell’oro in termini reali, ovvero al netto dell’inflazione, a partire proprio dal 1971. Come si può osservare, dopo un periodo di forte rialzo fino agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso, si è assistito ad una consistente e duratura diminuzione del prezzo che è durata circa vent’anni, fino all’inizio di questo secolo. Da allora è cominciata una lunga corsa che ha visto i prezzi raggiungere i 1000 $ l’oncia nel marzo 2008, nel pieno della grande crisi finanziaria Usa dei mutui sub-prime. Dopo una successiva fase di correzione, le quotazioni hanno raggiunto i 2000 $ nell’agosto 2020, durante la crisi pandemica. Nell’ultimo biennio l’accelerazione è stata quasi verticale con prezzi che hanno raggiunto per la prima volta i 4.000 $ l’oncia il 10 ottobre 2025. Le quotazioni attuali sono a circa 4.200 $, dopo aver toccato il picco di 4.381 $ l’oncia. Dunque, se per gran parte del periodo post 1971 il prezzo dell’oro, al netto dell’inflazione, ha mostrato una crescita stagnante, negli ultimi anni l’apprezzamento del prezioso metallo ha superato ampiamente l’inflazione. Quali le ragioni di questa accelerazione?

Le cause dell’andamento passato
Nell’esperienza storica il prezzo dell’oro è stato fortemente condizionato dai tassi di interesse sui titoli di stato statunitensi e dalle quotazioni del dollaro. Essendo considerato un bene rifugio alternativo ai titoli di stato americani, l’oro (che non offre cedole né dividendi) si è rivalutato meno quando i tassi reali sui titoli di stato Usa sono risultati alti e di più quando quei tassi sono risultati bassi. Al contrario, poiché è quotato in dollari, l’oro ha perso valore in caso di forti apprezzamenti della valuta Usa che hanno reso meno conveniente acquistarlo. Le relazioni descritte si sono tutavia attenuate negli ultimi anni: il rally 2024-2025 è avvenuto in presenza di tassi reali USA stabilmente elevati e in fasi sia di forza che di debolezza del dollaro.
La recente spinta al rialzo, che ha causato squilibri strutturali tra domanda e offerta, riflette l’emergere di nuovi “compratori” strutturali:
1.le Banche Centrali sono il fattore più citato e importante: i loro acquisti annuali sono quasi triplicati rispetto alla media storica pre-2022 (passando da 400 a 1.100 tonnellate); questa domanda è guidata dalla necessità di diversificazione delle riserve e dall’allontanamento dal dollaro USA, soprattutto da parte delle banche centrali dei mercati emergenti;
- i grandi gestori ex-USA: A partire dal 2025, anche i gestori patrimoniali esterni agli Stati Uniti hanno cercato di ridurre l’esposizione al dollaro, preoccupati dai rischi geopolitici in atto e dai timori sulla sostenibilità del debito statunitense.
Il grafico sotto evidenzia la riduzione delle riserve in dollari a fronte di quelle in oro da parte delle Banche Centrali.

Le previsioni sull’oro
In prospettiva, i fattori strutturali descritti continueranno probabilmente a sostenere gli acquisti, ma presumibilmente con minore intensità, dati i livelli di prezzo raggiunti.
Il consenso tra i grandi asset manager è che l’oro svolgerà un ruolo sempre più cruciale nei portafogli per i seguenti motivi:
- copertura contro un’inflazione strutturalmente più elevata a causa della deglobabilzzazione, delle tensioni geopolitiche e della transizione energetica, viste come fattori che rendono l’inflazione più persistente e volatile.
- funzione di bene rifugio geopolitico in un mondo caratterizzato da maggiore frammentazione, guerre commerciali e rischi politici, per il suo ruolo di “assicurazione di portafoglio”;
- domanda sistemica delle Banche Centrali, in particolare nei mercati emergenti, che continuano ad acquistare oro a ritmi record come parte delle loro strategie di diversificazione delle riserve, allontanandosi dal dollaro USA.
Per quanto riguarda le previsioni specifiche di rendimento e prezzo, mentre alcune case di investimento forniscono proiezioni di rendimento atteso, altre si concentrano sul target di prezzo. La tabella che segue sintetizza alcune delle previsioni diffuse e le motivazioni a sostegno delle stesse, ma va ricordato che in passato vi sono stati molti casi di macroscopici errori di valutazione.

Conclusioni
L’oro è visto dalla maggioranza degli operatori finanziari in un trend rialzista di lungo periodo a causa delle condizioni strutturali innanzi citate. Tuttavia, la forza al rialzo sembra destinata ad attenuarsi rispetto al recente passato e le performance del 2025 vengono ritenute irripetibili. Al contrario, la volatilità delle quotazioni sembra destinata a salire. Chi decide di inserire oro nel portafoglio, anche come “assicurazione” nelle fasi di avversione al rischio, deve essere consapevole che si tratta di un’attività con una volatilità simile a quella delle azioni e che talvolta le quotazioni dell’oro e dei mercati azionari si sono mosse nella stessa direzione, come nel 2025, mostrando una correlazione positiva. Confrontarsi con il proprio consulente è essenziale per valutare l’opportunità di investire in oro e la misura in cui farlo, per evitare di rimanere abbagliati da irragionevoli previsioni sul prezioso metallo giallo.

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