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Nelle ultime settimane, il tema dell’oro detenuto dalla Banca d’Italia è tornato al centro del dibattito pubblico, complice un emendamento alla legge finanziaria 2026 che ne attribuisce la proprietà allo Stato “in nome del popolo italiano”. Una proposta che ha generato molte discussioni, soprattutto per le implicazioni che potrebbe avere sulla gestione di uno dei patrimoni più importanti del Paese, le cui riserve auree sono le quarte al mondo per rilevanza.

 

 

Quanto oro possiede la Banca d’Italia e dove si trova?

I dati contenuti nell’ultimo bilancio ufficiale della Banca d’Italia confermano che l’Istituto detiene circa 2.542 tonnellate di oro, una delle riserve più grandi al mondo dopo la Federal Reserve statunitense, la Bundesbank tedesca ed il Fondo Monetario Internazionale. Di queste riserve, il cui valore attuale è stimato in circa 274 miliardi di euro, il 45% è custodito direttamente dalla Banca d’Italia, mentre il restante oro si trova principalmente negli Stati Uniti (43%), in Svizzera (6%) e nel Regno Unito (6%). Questa distribuzione geografica non è casuale: nasce dalla necessità storica di diversificare la custodia delle riserve per motivi di sicurezza e accessibilità internazionale. Detenere l’oro in diversi Paesi garantisce maggiore flessibilità in caso di emergenza e rafforza la fiducia dei mercati nella solidità del sistema finanziario italiano.

 

 

Il recente dibattito politico

Le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono allo Stato in nome del popolo italiano”. Questo è l’emendamento alla legge di bilancio 2026 che ha suscitato un ampio dibattito e molte polemiche. Secondo alcuni la norma è stata inserita per creare un presupposto giuridico ad un futuro utilizzo dell’oro da parte dello Stato italiano per finanziare parte della spesa pubblica, per altri si tratta di una norma puramente “ideologica”. La BCE ha chiesto chiarimenti e l’emendamento è stato rivisto ed integrato a seguito delle osservazioni della stessa Banca Centrale. La nuova formulazione precisa che l’oro gestito dalla Banca d’Italia “appartiene al Popolo Italiano”, ma nel rispetto dei trattati europei. Ma cosa stabilisce la normativa europea e di chi è veramente l’oro della Banca d’Italia?

 

 

Dalla custodia alla normativa: cosa stabiliscono le norme europee.

Secondo il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea e lo Statuto del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC), la Banca d’Italia è responsabile di “detenere e gestire” le riserve auree in modo autonomo e indipendente. In parole semplici, questo significa che solo la Banca d’Italia può decidere come amministrare e utilizzare queste riserve, senza interferenze da parte del governo o di altre autorità politiche. L’autonomia serve a proteggere la stabilità della moneta e ad evitare che le riserve vengano usate per fini diversi da quelli previsti dal mandato della Banca Centrale, come ad esempio finanziare la spesa pubblica. È importante sottolineare che il trattato europeo non usa mai la parola “proprietà” riferita all’oro: si limita a dire che la Banca d’Italia “detiene e gestisce” le riserve. Questo perché lo scopo principale è garantire la funzione e la sicurezza delle riserve, non definire chi ne sia formalmente proprietario. In altre parole, la legge europea si concentra sul “controllo” più che sull’etichetta giuridica di proprietà dell’oro, che comunque figura nell’attivo del bilancio della Banca d’Italia.

 

 

Implicazioni pratiche: perché l’indipendenza è fondamentale?

L’indipendenza della Banca d’Italia nella gestione dell’oro non è un aspetto secondario: è una garanzia per tutti i cittadini che le riserve non verranno usate per coprire spese pubbliche o finanziarie decise dal governo di turno. Le regole europee vietano infatti alle banche centrali di finanziare direttamente gli Stati, proprio per evitare derive pericolose e mantenere la fiducia nei confronti dell’euro e del sistema finanziario. Anche se dal punto di vista formale la Banca d’Italia fa parte dell’organizzazione statale, le sue riserve sono vincolate da obblighi europei relativamente al suo utilizzo.

 

 

Conclusioni: perché rispettare le regole europee è essenziale

Le riserve auree sono iscritte nell’attivo della Banca d’Italia, che in senso lato può considerarsi appartenente all’organizzazione dello Stato. L’oro della Banca d’Italia è un patrimonio dell’Istituto, gestito in autonomia e vincolato alle regole europee. È un simbolo di solidità e serve a rafforzare la fiducia nella stabilità del sistema finanziario italiano e dell’euro. La BCE ha più volte ribadito che l’oro non può essere usato liberamente dal governo per finanziare spese o manovre, proprio per tutelare l’indipendenza della politica monetaria. Qualunque norma italiana non può essere in contrasto con la normativa dell’Unione che tutela l’indipendenza delle banche centrali e prevede il divieto di influenza da parte delle istituzioni politiche dell’Unione e dei singoli governi nazionali. Questi ultimi non possono ricevere dalle banche centrali assistenza finanziaria e dunque ricevere trasferimenti di risorse finanziarie o di oro dalle stesse. Tanto fumo per nulla?