Con una sentenza destinata a lasciare il segno, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato gran parte dei dazi doganali imposti da Donald Trump negli ultimi mesi. Il motivo? Il presidente non aveva l’autorità per farlo. Vediamo in sintesi cosa dice la sentenza e quali effetti potrebbe avere nel prossimo futuro per l’economia globale.
Cosa ha deciso la sentenza
Il presidente degli Stati Uniti non può imporre a proprio piacimento dazi sulle importazioni, perché la costituzione assegna quel potere al Congresso. Così ha stabilito la Corte Suprema con una solida maggioranza di 6 a 3 e con tre giudici conservatori che si sono uniti ai progressisti. L’International Emergency Economic Power Act del 1977, che in caso di emergenza economica attribuisce al presidente il potere di imporre tariffe globali, non può essere legittimamente utilizzato da Trump in questo caso. La Corte ha sottolineato che un uso improprio di questa legge rischierebbe di alterare l’equilibrio tra potere esecutivo e legislativo, suggerendo un potenziale abuso da parte del presidente. In sintesi, la sentenza segna una netta sconfitta per chi sostiene un’interpretazione ampia dei poteri presidenziali in materia di politica commerciale.
Le conseguenze economiche e legali
La bocciatura dei dazi riguarda circa il 70% di quelli imposti dall’amministrazione Trump, pari approssimativamente a 140 miliardi di dollari su un totale annuo di 200 miliardi di entrate fiscali da tariffe. Si tratta di un importo enorme che verrebbe sottratto al bilancio pubblico, già in forte deficit. La Corte Suprema non ha chiarito se il Governo dovrà rimborsare importatori e rivenditori statunitensi (è su di loro che gravano i dazi), lasciando la questione alle Corti di grado più basso. Secondo esperti legali, si prospetta una serie di cause per il rimborso e risarcimento nei prossimi mesi, con tempistiche che potrebbero variare da alcune settimane a diversi anni.
Le contromosse di Trump
Il presidente Usa ha criticato duramente la Corte Suprema, accusandola di non difendere gli Stati Uniti e di favorire interessi stranieri. Ma è anche passato al contrattacco annunciando l’intenzione di introdurre un dazio globale del 10% in aggiunta alle tariffe già applicate, facendo leva sulla Section 122 del Trade Act del 1974. Questa legge consente al Presidente di applicare dazi fino al 15% per un massimo di 150 giorni in caso di pratiche considerate dannose per gli Stati Uniti. Inoltre, Trump ha dichiarato che continuerà a ricorrere alla normativa di emergenza oggetto della sentenza per eventuali embarghi e blocchi delle licenze.
Gli effetti dei dazi sul deficit commerciale Usa
I dati definitivi che stanno arrivando sul deficit commerciale Usa sembrano indicare che le tariffe imposte non sono state in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati. Il 2025 si è chiuso con un deficit commerciale fra i più alti degli ultimi 50 anni, pari a circa 900 miliardi di dollari, in calo di appena 1,8 miliari, ovvero lo 0,2% rispetto al 2024. L’aggressiva guerra commerciale di Trump sembra non aver avuto effetti consistenti né sul deficit commerciale Usa né, fortunatamente, sulle prospettive di crescita economica. Il grafico che segue mostra l’andamento del deficit commerciale statunitense dal 1970 al 2025, evidenziando la crescita costante negli ultimi decenni e i picchi più recenti.

Le prime conseguenze sui mercati finanziari
La sentenza ha avuto un riflesso diretto sui mercati finanziari: le borse, soprattutto quelle europee, hanno accolto positivamente la decisione della Corte Suprema, mentre il rendimento dei titoli di stato USA è rimasto sorprendentemente stabile. Tuttavia, le reazioni dei mercati nel medio termine dipenderanno dai prossimi dati su economia e inflazione, nonché dalle ulteriori mosse del Presidente. È evidente come le decisioni politiche abbiano conseguenze economiche immediate e influenzino le aspettative degli investitori. Un clima di elevata incertezza potrebbe comunque non essere gradito ai mercati.
Conclusioni
La sentenza della Corte Suprema apre scenari nuovi e genera incertezza sui mercati e fra gli operatori economici, mentre Trump annuncia nuove azioni. “Volevo fare il bravo ragazzo, ma adesso intraprenderò un’altra strada”, ha affermato il presidente. Ciò che sembra evidente è che la sentenza segna un punto cruciale nei rapporti fra potere esecutivo e legislativo negli Usa. In un mondo dove le tariffe possono cambiare con un tweet o una tabella mostrata a sorpresa nel giardino della Casa Bianca, la Corte Suprema ha ricordato che le regole sul commercio globale, almeno per ora, le scrive ancora il Congresso.

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