Dopo un 2025 caratterizzato da una discreta capacità di tenuta, le prospettive economiche per l’area dell’euro sono tornate a farsi incerte. A pesare sul futuro prossimo è soprattutto la guerra in Medio Oriente, che ha scosso i mercati energetici globali proprio mentre l’inflazione sembrava avviata verso una stabilizzazione duratura.
Prezzi dell’energia: atteso un picco nel breve periodo
Le proiezioni degli esperti della BCE indicano che la volatilità resterà elevata nel breve termine. Nello scenario di base, si prevede che le quotazioni delle materie prime energetiche toccheranno un massimo nel secondo trimestre del 2026:
- Petrolio (Brent): dovrebbe mantenere prezzi vicino ai 90 dollari al barile, per poi scendere gradualmente nei trimestri successivi.
- Gas naturale (TTF): si stima un picco intorno ai 50 euro per megawattora nello stesso periodo per poi ridursi gradualmente.
Queste previsioni restano però appese all’evoluzione del conflitto. In caso di gravi perturbazioni nello Stretto di Hormuz(snodo vitale per petrolio e gas), la BCE ha ipotizzato scenari molto più critici, con il petrolio che potrebbe schizzare fino a 145 dollari e il gas oltre i 100 euro.
Il grafico in basso mostra i possibili scenari alternativi secondo la BCE. È da notare che, anche nello scenario base nel quale le tensioni geopolitiche si attenuano, il prezzo del petrolio è visto stabilizzarsi a livelli superiori di un 10-20% a quelli di inizio 2026. Ciò potrebbe avere un impatto su inflazione e crescita economica di breve e lungo periodo.

L’inflazione rialza la testa, ma il calo riprenderà nel 2027
L’impennata dei costi energetici avrà un impatto diretto sulle tasche dei cittadini. L’inflazione complessiva (IAPC) è prevista in rialzo al 2,6% nel 2026 (rispetto al 2,1% del 2025), con un picco del 3,1% nel secondo trimestre. Negli scenari più sfavorevoli l’inflazione potrebbe superare il 4% in quello avverso ed il 6% in quello severo. Tuttavia, gli esperti prevedono che questo “shock” sia temporaneo con l’inflazione che dovrebbe scendere al 2,0% entro il 2028. Il grafico sotto mostra le possibili evoluzioni dei prezzi nei vari scenari alternativi ipotizzati dalla BCE.

Crescita economica: un rallentamento forzato
Il caro-energia e l’aumento dell’incertezza agiscono come un freno sulla ripresa. La BCE ha rivisto al ribasso le stime di crescita del PIL per il 2026, portandole allo 0,9% (contro l’1,2% previsto a dicembre). Nonostante le difficoltà, l’economia non dovrebbe entrare in recessione nello scenario di base, grazie alla tenuta del mercato del lavoro e agli investimenti pubblici (specialmente in difesa e infrastrutture) che continueranno a sostenere la domanda interna. Se il conflitto dovesse persistere ed intensificarsi, la BCE prevede un più marcato rallentamento della crescita con la possibilità di una recessione nello scenario più severo. La crescita è destinata a rafforzarsi nuovamente nel 2027 e nel 2028 pur mantenendosi su livelli contenuti, come evidenziato dal grafico sotto.

In sintesi: tra rischi di breve orientati verso l’alto e opportunità di lungo periodo
Il messaggio della BCE è chiaro: sebbene lo scenario base preveda un riassorbimento degli shock, i rischi sono orientati al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita. La velocità con cui il conflitto si risolverà e la capacità delle imprese di non trasferire interamente i costi energetici sui prezzi finali saranno i fattori determinanti per la stabilità economica dei prossimi mesi. Gli eventi degli ultimi giorni ci ricordano che il futuro economico è caratterizzato sempre da un elevato grado di incertezza e che scenari avversi possono materializzarsi in modo rapido e inatteso. Come spesso accade, i momenti di crisi rappresentano anche opportunità di cambiamento perché evidenziano le possibili criticità. Sulla capacità dell’Europa di trasformare questa crisi in un’occasione per accelerare l’indipendenza energetica e la transizione verde si baserà una parte rilevante della stabilità economica del prossimo decennio .

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